Gigi Cagni a 75 anni si gode giornate sempre piene (ha da poco presentato il suo libro) "coltivando le mie passioni, il volo, il golf, la barca", come ha raccontato recentemente a Fanpage. La panchina ormai è un ricordo per il bresciano, che ha smesso nel 2017 dopo aver condotto la squadra della sua città alla salvezza in cadetteria. Un uomo di campo e spogliatoio come Cagni ne ha viste tantissime nella sua carriera. Un episodio che racconta oggi dimostra come essere un conoscitore di uomini conti spesso ben più di tecnica e tattica: fu una ‘resa dei conti' con un suo calciatore, provocata a questo preciso scopo dal tecnico.
Il racconto prende spunto da una domanda fattagli nel podcast ‘Pro Football', se ha mai avuto screzi o difficoltà con qualche giocatore. Cagni riavvolge il nastro e torna all'inizio degli anni '90, quando approdò al Piacenza: "Dovete sapere che quando tu sei nello spogliatoio, la psicologia ti insegna, è come a scuola – premette l'ex difensore e allenatore lombardo – Tu entri nello spogliatoio, quelli che sono davanti sono quelli che hanno personalità, quelli che sono sugli angoli ne hanno un po' meno, quelli che sono sui lati così e così. Non è che non sono capaci a giocare, hanno un po' meno personalità degli altri".
A questo punto Cagni introduce l'altro protagonista della storia, Giorgio Papais, ex centrocampista, oggi 64enne: "Quindi io entravo nello spogliatoio, parlavo e avevo questo giocatore che si chiama Papais, friulano, e lui aveva sempre la testa bassa e io dicevo: ‘Giorgio, non riesco a parlare se non mi guardi in faccia'. E lui mi rispondeva, questo all'inizio, quando l'ho conosciuto: ‘Mister, io la sento'. Una volta così. Poi giochiamo all'inizio del campionato, lui era mezzala destra, io ho sempre giocato col 4-3-3. Si era fatta male la mezzala sinistra, allora gli dico: ‘Giorgio, gioca a sinistra', ‘No, ma io a sinistra non posso giocare', ‘Giorgio, gioca a sinistra', ‘No, io quel ruolo non riesco a farlo'. E io l'ho messo a sinistra, quindi giochiamo. Non so se per ragioni psicologiche o altro, ma veramente faceva cagare. Dopo dieci minuti, un quarto d'ora, l'ho tolto".
L'allora tecnico del Piacenza decise di andare a fondo della questione nell'interesse di tutti, provocando una ‘resa dei conti' con Papais per ripartire su nuove basi ben più solide: "Lui era un giocatore importante, io l'ho capito che era importante. Quindi mi rispondeva così e poi è successa questa cosa. Ma io sono uno che anche a un mio collega che è stato mio giocatore gli ho detto: ‘Guarda, quando fai una cosa che non funziona devi fare il contrario, devi buttare il sasso nello stagno, perché solo così riesci a capire le cose'. Quindi facciamo una partita di Coppa Italia, andiamo, non mi ricordo più adesso la città. Io facevo sempre fare la passeggiata e stavo davanti con i giocatori dietro, facevamo un giro perché una volta c'era questa abitudine della passeggiata dopo mangiato".
"Quindi arriviamo in un posto, in una via, dove c'è un portone – ricorda Cagni – Io ero davanti e piano piano, senza farmi accorgere, perché lui stava in fondo, torno indietro e arrivo a lui che era in fondo, lo prendo, lo spingo nel portone e chiudo il portone. E gli dico: ‘Adesso io e te dobbiamo parlare'. E lì mi ha detto di tutto, io gli ho detto di tutto. Da lì è nato l'amore, 6 anni insieme siamo stati. Bisognava farlo". Quel Piacenza con Cagni in panchina e Papais in campo fece il doppio salto dalla Serie C alla A tra il 1991 e il 1993, conquistando la massima serie per la prima volta nella sua storia.
2026-02-04T12:47:25Z